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Questa pagina contine questa versione di vari libri, nova mente, contextere verba e tanti altri libri - Traduzione
versione dal libro NOVA MENTE
Una donnola, debole per colpa degli anni e della vecchiaia, poiche non riusciva ad afferrare dei rapidi topolini, vinceva con l'astuzia la sua incapacità e con l'inganno si procurava il cibo. infatti con la farina ricopre il suo corpicino e si nasconde in un luogo scuro. il topino vede la farina e la crede cibo: salta e la preda della donnola muore. un altro stesso topo va in contro alla morte, poi un terzo e molti altri. infine venne un vecchio topo e astuto fuggi alla trappola l'animaletto, da lontano, si accorge della insidia e dice alla donnola: "salve! ti fingi farina, ma certamente non lo sei""la favola insegna che spesso la vera natura sta nascosta, l'aspetto puo ingannare, ma con grande prudenza e grande abilità possiamo distinguere il vero dal falso
Versione dal libro contextere verba P. 339 N 29
inizio: cum mures, mustelarum exercitu victi...
fine: minuta plebs facili praesidiolatet
I topi, vinti dall'esercito delle donnole, (questa storia si trova dipinta anche nelle taverne), fuggono e fanno ressa attorno ai buchi ristretti, tuttavia a stento, rifugiandovisi, sfuggono la morte. I loro capi, che avevano legato sulla testa delle corna, per avere un segno di superiorità durante la battaglia, così che i soldati avessero a seguirli, non riuscirono ad entrare nei buchi e furono presi dai nemici, il vincitore li immolò con avidi denti e li precipitò nella capiente caverna del ventre. Quando un triste evento si abbatte su qualunque popolo, è in pericolo la grandezza dei capi, mentre la piccola plebe si nasconde facilmente
VERSIONE DA ALTRI LIBRI
Era scoppiata la guerra tra i topi e le donnole. I topi che venivano sempre sconfitti, fecero una riunione tutti insieme e conclusero che la causa dei loro insuccessi era la mancanza di un capo. Di conseguenza, dopo aver scelto alcuni di loro, per alzata di mano li nominarono strateghi. Costoro, per distinguersi dagli altri, fabbricarono delle corna e se le applicarono. Ma, quando divampò la battaglia, i topi, sbaragliati in massa, cercarono rifugio nei buchi e, mentre tutti gli altri vi si insinuarono facilmente, i capi non riuscirono a infilarsi per colpa delle corna. E così vennero catturati e divorati. Nello stesso modo la vanagloria è per molti fonte di guai”.
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Fedro, Nova Mente, Nove discere, Juventas
Solitamente i mortali vengono indotti in errore dal favore. Una volta un uomo ricco, che voleva allestire uno spettacolo pubblico, invitò tutti perché ciascuno mostrasse le novità del suo repertorio. Si presentarono alla gara, spinti dal desiderio di gloria, diversi artisti; tra questi un buffone, noto per i suoi scherzi spiritosi. Costui - come egli stesso affermava - aveva un tipo di spettacolo che i cittadini non avevano mai visto in teatro. Sparsasi la voce, mise in fermento la cittadinanza e in gran numero riempirono i posti del teatro. Dopo che il buffone si fermò ritto sulla scena, da solo, senza attrezzature, senza nessun assistente, l'attesa stessa produsse un gran silenzio. Quello a un tratto cacciò la testa nelle pieghe del mantello e con la sua voce imitò il verso del maiale. Indotti in inganno gli spettatori chiesero che tirasse fuori il maiale dal pallio. Ma non si trovò nessun maiale: perciò il buffone fu subissato da molte lodi e grandi applausi.
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Ausonio Juventas Nova Mente, nove discere
È generalmente noto che la rosa è il fiore sacro a Venere per il suo profumo e la bellezza. Ma è opinione pubblica (fama est) che una volta quella fosse stata bianca, ma prenderebbe il colore purpureo dal sangue della dea. Tramandano infatti che Venere sia giunta in un giardino, abbia raccolto delle rose dall'amia e una spina abbia punto il piede e che subito sia uscito (il suo) sangue divino. Allora la dea, sdegnata da (quell') 'improvviso dolore: disse " Ti dichiaro regina dei fiori e sempre lo sarai. E da questo momento sarai purpurea e piccola". Infatti spesso la rosa è rossa e si aprirà un solo giorno, e un solo giorno la si raccoglierà.
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Vir habebat filiam turpem et filium pulchrum. Hi pueriliter ludentes speculum a matre in cathedra forte positum inspexerunt. Hic se formosum iactat; illa magna ira commota, gloriosi fratris iocos non sustinet et cuncta accipit in contumeliam suam. Ergo ad patrem decurrit, magnaque invidia de fratre suo deplorat (deplorare de aliqua = lamentarsi di qualcosa). Ille ut puerorum rixae finem det, utrumque osculis ac blanditiis sedat dulcemque in ambos caritatem partiens: " Cotidie, pueri, - inquit- exopto ut hunc speculum inspiciatis: tu, fili mi, ne nequitiae malis formam tuam corrumpas; tu, filia mea, ut istam faciem vincas moribus bonis
Un uomo aveva una figlia brutta e un figlio bello. Questi giocando in modo fanciullesco guardarono uno specchio posto per caso dalla madre su una sedia. Il primo si vanta di essere bello; l'altra spinta da grande ira non sopporta gli scherzi del fratello avido di gloria e considera ogni cosa come un affronto a lei. Dunque va dal padre, e con grande invidia si lamenta di suo fratello. Questo per porre fine al litigio dei fanciulli, fa calmare entrambi con baci e carezze e dando dolce amore a entrambi: "Oggi, o fanciulli -dice- desidero che guardiate questo specchio: tu figlio mio, affinché non rovini il tuo bell'aspetto con i mali della cattiveria, tu, figlia mia, affinché vinca il tuo aspetto con buoni comportamenti".