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Sed sic, Scipio, ut avus hic tuus, ut ego, qui te genui, iustitiam cole et pietatem, quae cum magna in parentibus et propinquis tum in patria maxima est; ea vita via est in caelum et in hunc coetum eorum, qui iam vixerunt et corpore laxati illum incolunt locum, quem vides. ' Erat autem is splendidissimo candore inter flammas circus elucens. 'Quem vos, ut a Graiis accepistis, orbem lacteum nuncupatis. ' Ex quo omnia mihi contemplanti praeclara cetera et mirabilia videbantur. Erant autem eae stellae, quas numquam ex hoc loco vidimus, et eae magnitudines omnium, quas esse numquam suspicati sumus; ex quibus erat ea minima, quae ultima a caelo, citima a terris luce lucebat aliena. Stellarum autem globi terrae magnitudinem facile vincebant. Iam ipsa terra ita mihi parva visa est, ut me imperii nostri, quo quasi punctum eius attingimus, paeniteret.
Ma allo stesso modo, Scipione, sull'esempio di questo tuo avo e come me che ti ho generato, coltiva la giustizia e il rispetto, valori che, già grandi se nutriti verso i genitori e i parenti, giungono al vertice quando riguardano la patria; una vita simile è la via che conduce al cielo e a questa adunanza di uomini che hanno già terminato la propria esistenza terrena e che, liberatisi del corpo, abitano il luogo che vedi» - si trattava, appunto, di una fascia risplendente tra le fiamme, dal candore abbagliante -, «che voi, come avete appreso dai Greci, denominate Via Lattea». Da qui, a me che contemplavo l'universo, tutto pareva magnifico e meraviglioso. C'erano, tra l'altro, stelle che non vediamo mai dalle nostre regioni terrene; inoltre, le dimensioni di tutti i corpi celesti erano maggiori di quanto avessimo mai creduto; tra di essi, il più piccolo era l'astro che, essendo il più lontano dalla volta celeste e il più vicino alla terra, brillava di luce riflessa. I volumi delle stelle, poi, superavano nettamente le dimensioni della terra. Anzi, a dire il vero, perfino la terra mi sembrò così piccola, che provai vergogna del nostro dominio, con il quale occupiamo, per così dire, solo un punto del globo.
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Hic extremo tempore imperator apud Mantineam cum acie instructa audacius instaret hostes, cognitus a Lacedaemoniis, quod in unius pernicie eius patriae sitam putabant salutem, universi in unum impetum fecerunt neque prius abscesserunt, quam magna caede multisque occisis fortissime ipsum Epaminondam pugnantem sparo eminus percussum concidere viderunt. Huius casu aliquantum retardati sunt Boeotii, neque tamen prius pugna excesserunt, quam repugnantis profligarunt. At Epaminondas cum animadverteret mortiferum se vulnus accepisse simulque, si ferrum, quod ex hastili in corpore remanserat, extraxisset, animam statim emissurum, usque eo retinuit, quoad renuntiatum est vicisse Boeotios. Id postquam audivit, ”Satis, inquit, vixi; invictus enim morior. ” Tum ferro extracto confestim exanimatus est
Costui comandante all’ultimo momento presso Mantinea, schierato l’esercito, mentre incalzava i nemici piuttosto arditamente, riconosciuto dai Lacedemoni, poiché pensavano che nella rovina di uno solo fosse posta la salvezza della sua patria, tutti quanti fecero l’assalto contro lui solo e non si ritirarono prima che con grande strage e molti uccisi, videro lo stesso Epaminonda che combatteva fortissimamente colpito da lontano da un giavellotto, cadere. Dalla sua caduta i Beoti furono un poco arrestati, ma non si ritirarono dal combattimento prima di respingere gli attaccanti. Ma Epaminonda accorgendosi di aver ricevuto una ferita mortale e nello stesso tempo che avrebbe esalato l’anima, se avesse estratto il ferro, che era rimasto nel corpo (staccata) dall’asta, lo trattenne fino a che fu annunciato che i Beoti avevano vinto. Dopo che sentì ciò, “Abbastanza, disse, ho vissuto; infatti muoio invincibile”. Poi estratto il ferro subito spirò. --------------
da altro libro
Epaminonda fu trasportato nell'accampamento mentre ancora respirava e poiché i medici chiamati affermarono che di sicuro, nel momento in cui la lancia fosse stata estratta dalla corazza, sarebbe successo anche che ne sarebbe scaturita la morte, terminò la sua vita molto nobilmente. Per prima cosa infatti, fatto venire lo scudiero, gli chiese se fosse riportato salvo lo scudo. Quando quello rispose in modo affermativo e collocò lo scudo davanti ai suoi occhi, domandò ancora quale dei due schieramenti fosse risultato vincitore. Poiché il ragazzo gli assicurava che i Beoti avevano ottenuto la vittoria, disse: "E' tempo ora di morire" e ordinò di estrarre la lancia. Poiché gli amici presenti proruppero in grida di dolore e uno gli disse: "Te ne vai senza figli, Epaminonda!" e scoppiò in lacrime, egli rispose: "No, per Zeus, lascio invece due figlie, la vittoria di Leuttra e quella di Mantinea. " E essendogli stata estratta la lancia, senza turbamento spirò. E noi che abbiamo la consuetudine di far seguire alla narrazione della morte dei grandi uomini l'elogio che a ciascuno spetta, riteniamo che sarebbe assolutamente sconveniente trattare sbrigativamente la morte memorabile di un tale uomo.
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I fichi di Cartagine
versione latino Plinio il vecchio traduzione libro navigare
(con paradigmi verbi in giallo)
Paradigmi verbi contenuti nella versione
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Prima luce, ami summus mons a Labiato teneretur, ipse ab hostium castris non longius mille et passibus abesset, ncque, ut postea ex captivis comperii, aut ipsius adventus aut Labiali cognitus esset, Considius equo ad nisso ad tutti accurrit; dicit rnontem, quem a Labieno occupati voluerit, ab hostibus teneri: id se a Gallicis armis atque insignibus cognovisse. Caesar suas copias in proximum cottati subduat, aciatt instruit. Labienus, ut erat cipraeceptum a Cesare neproelium comminerei, •tisi ipsius copiae propc hostium castra visae essent, ut undique uno tempore in liostes impetus fieret, monte occupato nostros expectabat proelioque abstinebat. Multo denique die per exploratores Caesar cognovit et montati a suis teneri et Helvetios castra morisse et Considium, timore perterritum, quod non vidisset prò visosibi renuntiasse. Eo die, quo consueverat intervallo, liostes sequitur, et milia passuum tria ab eorum castris castra pomi
Allo spuntare del giorno, essendo il grande monte occupato da Labieno e essendo lo stesso distante non più di un miglio e mezzo dall'accampamento e non, come poi venne a sapere dai prigionieri, essendo conosciuto l'arrivo degli stessi o di Labieno, Considio, spronato il cavallo, accorse da lui; disse che il monte che si era voluto fosse occupato da Labiene, era tenuto dai nemici: ciò si conobbe dalle armi e dalle insegne dei Galli. Cesare ritirò le sue truppe nel colle prossimo, schierò l'esercito. Labieno, come gli era stato ordinato da Cesare per iniziare il combattimento, se non avesse visto le truppe degli stessi vicino all'accampamento dei nemici, affinché da ogni luogo venisse fatto impeto nei nemici nello stesso tempo, aspettò i nostro sul monte occupato per attaccare battaglia e si trattene dal combattimento. Solo dopo molti giorni Cesare scoprì per mezzo di esploratori, che il monte era tenuto dai suoi, che gli Elvezi avevano spostato l'accampamento e che Considio, riempito di terrore, aveva dichiarato a loro ciò che in realtà non aveva visto. Quel giorno seguì i nemici dalla solita distanza e pose l'accampamento a tre mila passi dal loro accampamento