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Germani fuisse apud eos...quisque ex ingenio suo demat vel addat fidem.
I Germani ricordano che Ercole abitò (fuisse) presso di loro e lo celebrano come il primo fra tutti gli uomini eroici quando stanno per andare nelle battaglie. Hanno anche canti di guerra (dativo di possesso) con i quali accendono gli animi e prevedono la sorte delle future battaglie con lo stesso canto. Infatti essi spaventano o sono impauriti loro stessi, a seconda di come risuona il combattimento e quello non sembra tanto un accordo armonioso di voci ma piuttosto [un accordo] di coraggio. Si cerca di ottenere soprattutto durezza del suono e un rimbombo aspro, infine mettono davanti alla bocca gli scudi, perché la voce più profonda e più bassa cresca di volume. Alcuni affermano anche che Ulisse, condotto in questo Oceano da quel famoso lungo e mitico vagare, giunse alle terre della Germania e che Asciburgio, che è situata sulla riva del Reno e ancor oggi abitata sia stata da lui fondata e designata; narrano che nello stesso luogo una volta fu scoperto l'altare consacrato ad Ulisse e che continuino ad esistere ancora al confine della Germania e della Raziai sepolcri e le tombe incisi con lettere greche. Non è nel mio animo [non è mia intenzione] né confermare né smentire queste cose: ciascuno secondo il suo intuito ne sottragga oppure ne aggiunga credibilità.
(By Vogue)
Versione tratta da Tacito
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In Historiarum Quinti Aelii Tuberonis libris...
Nei libri delle storie di Quinto Elio Tuberone, leggiamo queste notizie in merito alla morte di Attilio Regolo. Questi, essendo ritornato come prigioniero da Roma a Cartagine, fu chiuso nelle profonde e oscure carceri dai Cartaginesi e, dopo molte ore, appena che il sole era molto caldo, improvvisamente veniva condotto fuori ed era tenuto di fronte ai raggi del sole, in modo tale che i suoi occhi erano costretti a protendere verso il cielo. I carnefici affinché gli occhi non si chiudessero, cucirono le palpebre di costui in alto e in basso. In tal modo quello fu costretto tanto a lungo non a riposare, in modo tale da trovare in breve tempo la morte. Non appena ciò fu saputo a Roma, i più nobili prigionieri dei cartaginesi furono consegnati ai figli di Regolo dai senatori e da questi furono chiusi in un armadio con le punte di ferro sporgenti e uccisi con la stessa insonnia.
(By Maria D. )
Versione tratta da Aulo Gellio
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Amulius, vir saevus avidusque...eis mammas suas praebuit ut catulis et servavit.
Amulio, uomo crudele ed avido, figlio del Re Proca, che aveva regnato su Alba Longa, uccise il fratello Numintore ed occupò il regno di Alba Longa; in seguito consacrò alla Dea Vesta Rea Silvia, figlia di Numintore affinché non generasse figli. La povera fanciulla fu richiusa nel bosco sacro. Ma per merito degli dei da lei furono generati due figli, Romolo e Remo. Allora Amulio scoppiò (exardesco) d'ira: i servitori del re obbedirono agli empi ordini dell'arrogante padrone e sbatterono fuori in catene Rea Silvia. Quando la fanciulla partorì, la uccisero, posero i delicati bimbi in una cesta e (li) abbandonarono sulla riva del fiume Tevere. Ma gli dei allontanarono dai bambini il pericolo e la morte violenta: la cesta fu trasportata dalle onde calme del fiume fra le fitte canne. Una lupa trovò poi i bambini ed offrì le sue mammelle e li custodì come cagnolini.
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Tulliola Romana puella ...Tulliola a Diana diligitur; puellae familia a benigna dea Bona dea, tibi has rosas
Tulliola è una fanciulla Romana. La famiglia di Tulliola è in campagna. Il padre di famiglia ama molto Tulliola. La ragazza ha grazia ed eleganza; ha una lunga chioma bionda ed indossa una piccola tunica bianca. Tulliola è diligente e da lei non è amata la pigrizia. Sorride sempre ed aiuta spesso la massaia e le ancelle. Insieme alle ancelle prepara banchetti abbondanti. La ragazza ama le dee di Roma e venera specialmente Diana. Offre spesso rose e viole alle statue della dea, e pone sugli altari della dea focacce profumate. A Diana Tulliola dice così: "O buona dea, offro in maniera devota a te queste rose e viole, e queste focacce." Tulliola è amata da Diana; la famiglia della fanciulla è custodita e protetta dalla dea affettuosa.
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Hera, Vesta, Diana... Minerva sapientia et prudentiae dea est et poeta adiuvant. Minvervae statuis galea et lorica sunt.
Era, Vesta, Diana e Minerva sono le dee di Roma e di Atene. Le matrone e le fanciulle venerano soprattutto Era e Vesta: esse sono le buone protettrici della famiglia e favoriscono le nozze. Diana trascorre la vita con le ninfe e combatte con le belve; vive nei boschi e ama gli animali selvatici; disprezza le nozze, ma è invocata dalle donne, perché protegge le partorienti. La dea ha una faretra (dativo di possesso), nella quale porta numerose ed appuntite frecce. Minerva è la dea della saggezza e della prudenza ed iuta i poeti. Le statue di Minerva hanno l'elmo e la corazza.