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Quid ergo opus est, dicet aliquis, ratione aut omnino consolatione ulla, qua solemus uti, cum levare dolorem maerentium volumus? hoc enim fere tum habemus in promptu, nihil oportere inopinatum videri; aut qui tolerabilius feret incommodum, qui cognoverit necesse esse homini tale aliquid accidere? Haec enim oratio de ipsa summa mali nihil detrahit, tantum modo adfert, nihil evenisse quod non opinandum fuisset. Neque tamen genus id orationis in consolando non valet, sed id haud sciam an plurimum. Ergo ista necopinata non habent tantam vim, ut aegritudo ex is omnis oriatur; feriunt enim fortasse gravius, non id efficiunt, ut ea, quae accidant maiora videantur; quia recentia sunt, maiora videntur, non quia repentina
Qualcuno dirà perché dunque la ragione ha bisogno, di quella consolazione in generale, che usiamo usare, quando vogliamo sollevare il dolore di coloro che sono addolorati? Il sistema lo abbiamo, si può dire, a portata di mano: basta fare in modo che niente ci colga alla sprovvista. Ancora: come si fa a sopportare con più rassegnazione un malanno per il solo fatto di sapere che cose del genere sono inevitabili per l'uomo? Questo è un discorso che non diminuisce affatto l'entità del male in se stesso: ci fa solo notare che non è successo nulla che non occorresse prevedere. Va bene : però, non è vero che questo tipo di consolazione non serva: anzi, forse è proprio il più efficace. Insomma, il fatto che i mali siano inattesi non ha tanta importanza (lett. forza) da essere l'unica causa dell'afflizione: esso potrà forse rendere più duri i colpi, ma non produrrà mai il risultato di far apparire più gravi i mali: quello che in realtà li fa sembrare più gravi, è il fatto d'essere passati da poco, e non quello d'essere improvvisi.
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Inizio: Princeps Horatius ibat, ...
adattamento del passo originale di Livio
Alla testa dei Romani marciava Orazio col suo triplice bottino. Di fronte alla porta Capena gli andò incontro sua sorella, ancora nubile, che era stata promessa in sposa a uno dei Curiazi. Appena riconobbe sulle spalle del fratello la mantella militare del fidanzato che lei stessa aveva confezionato, si sciolse i capelli e in lacrime ripeté sommessamente il nome del caduto. Il suo pianto, proprio nel momento del tripudio pubblico per la vittoria, irrita l'animo del giovane impetuoso che, estratta la spada, trafigge la ragazza rivolgendole nel contempo queste parole di biasimo: «Vattene con la tua bambinesca infatuazione, vattene dal tuo fidanzato, tu che riesci a dimenticare i tuoi fratelli morti e quello vivo e addirittura la patria. Possa così morire ogni romana che piangerà il nemico. »L'azione sembrò atroce ai senatori ed alla plebe, ma il merito recente rendeva meno orribile l'accaduto. Tuttavia fu condotto in giudizio davanti al re. Questi, non volendosi assumere l'intera responsabilità di una sentenza così penosa e impopolare nonch? della condanna a morte che ne sarebbe seguita, convocò l'assemblea del popolo e disse: "Secondo quanto è prescritto dalla legge, nomino una commissione di duumviri e gli affido il compito di processare Orazio per lesa maestà. "
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Censor ad cuius censionem, id est arbitrium, censeretur populus. Aedilis qui aedis sacras et privatas procuraret. Quaestores a quaerendo, qui conquirerent publicas pecunias et maleficia, quae triumviri capitales nunc conquirunt; ab his postea qui quaestionum iudicia exercent quaesitores dicti. Tribuni militum, quod terni tribus tribubus Ramnium, Lucerum, Titium olim ad exercitum mittebantur. Tribuni plebei, quod ex tribunis militum primum tribuni plebei facti, qui plebem defenderent, in secessione Crustumerina. Dictator, quod a consule dicebatur, cui dicto audientes omnes essent.
Il censore è colui il quale attraverso il censimento del quale, cioè il suo compito, il popolo viene censito. l'edile è colui che amministrava gli edifici pubblici e privati. i questori, dall'azione del ricercare, sono coloro che ricercavano il denaro dello stato e i delitti che ora ricercano i triumviri capitali. in seguito da questi sono stati detti giudici istruttori coloro che si occupano delle sentenze e dei processi. i tribuni militari sono quelli ke una volta dalle tribù dei ramnes, dei lucernes e dei tities, venivano inviato tre per ciascuno all'esercito. i tribuni della plebe poikè per la prima volta furono eletti tribuni della plebe tra i tribuni militari, sono coloro che difendevano il popolo, dopo la seccessione crustumerina. il dittatore poikè veniva annunciato dal console, è colui alla cui parola tutti dovevano obbedire
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Ex eis omnibus longe sunt humanissimi qui Cantium incolunt, quae regio est maritima omnis, neque multum a Gallica differunt consuetudine. Interiores plerique frumenta non serunt, sed lacte et carne vivunt pellibusque sunt vestiti. Omnes vero se Britanni vitro inficiunt, quod caeruleum efficit colorem, atque hoc horridiores sunt in pugna aspectu; capilloque sunt promisso atque omni parte corporis rasa praeter caput et labrum superius. Uxores habent deni duodenique inter se communes et maxime fratres cum fratribus parentesque cum liberis; sed qui sunt ex his nati, eorum habentur liberi, quo primum virgo quaeque deducta est.
Traduzione
Tra tutti i popoli della Britannia, i più civili in assoluto sono gli abitanti del Canzio, una regione completamente marittima non molto dissimile per usi e costumi dalla Gallia. Gli abitanti dell'interno, per la maggior parte, non seminano grano, ma si nutrono di latte e carne e si vestono di pelli. Tutti i Britanni, poi, si tingono col guado, che produce un colore turchino, e perciò in battaglia il loro aspetto è ancor più terrificante; portano i capelli lunghi e si radono in ogni parte del corpo, a eccezione della testa e del labbro superiore. Hanno le donne in comune, vivendo in gruppi di dieci o dodici, soprattutto fratelli con fratelli e genitori con figli; se nascono dei bambini, sono considerati figli dell'uomo che per primo si è unito alla donna.
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Inizio: Tendit ad vos virgo Vestalis manus supplices Fine: atque ignominiam relinquat.