Si dice che il primo lui stesso durante la marcia più di rado viaggiava col cavallo che stancarsi a piedi; di sopportare tanto agevolmente l’arido sole che il giorno sereno; di sopportare ripieno la polvere al posto delle nuvole, il sudore in guerra come nei giochi; che trascurava il capo scoperto al sole e alle piogge alla grandine e alla neve, né si egli si presentava protetto conto le armi; che dava ascolto ai soldati mirabili e visitava gli ammalati, non senza cura passava per la comunanza di abitazione dei soldati, ma temeva per esempio le raffinatezze dei Siri ed osservava a fondo le inesperienze dei Pannoni; che tardi si lavava dopo aver fatto i propri affari; che aveva una tavola frugale, in accampamento con un vitto ordinario, beveva il vino d’occasione e l’acqua della circostanza; che vegliava facilmente il primo turno di guardia, che attendeva l’ultima svegliato già da tempo; che gioiva più per la fatica che per l’ozio, che sfruttava il tempo libero per il lavoro; che occupava i momenti vuoti per gli affari militari e civili. In una mancanza improvvisa talora si serviva di rami e fronde al posto dell’ arnese, stando sopra un cespite talvolta come un giaciglio. Prese sonno pronto per la fatica, non chiesto per silenzio. Infine punì severamente le cose più gravi compiute perversamente, sciente dissimulò le più lievi. Permise il momento di pentirsi. Infatti i più correggono i propri delitti, mentre pensano di essere ignorati; quando sanno manifesti, l’impudenza si rafforza.