Huc ut venit, opinio inter Lacedaemonios manebat eum cum Persarum rege ...
Come giunse qui, tra gli Spartani persisteva l'idea che egli avesse un accordo con il re dei Persiani, ma di questa accusa gli efori non avevano alcuna prova. Intanto Pausania inviò al re Artabazo, per il tramite del fanciullo Argilio, una missiva a proposito della comune decisione; ma il ragazzo percepì che sarebbe morto da Artabazo: infatti nella missiva certamente era stato delineato l'assassinio del messaggero, affinché non sopravvivesse un testimone. Dunque il ragazzo consegnò quella missiva agli efori. Gli efori, venuti a conoscenza di queste cose, vollero che egli venisse trattenuto nella città. Pausania invece si rifugiò nel tempio di Minerva, che viene chiamato "Chalcioicos" ovvero "la casa di bronzo". Affinché non potesse uscire da questo luogo, gli efori, immediatamente chiusero le porte di quel tempio e distrussero il tetto, affinché, sotto il cielo, morisse più velocemente. È noto che a quel tempo fosse in vita la madre di Pausania e che essa, dopo che venne a sapere del misfatto del figlio, fu tra i primi a portare una pietra all'ingresso del tempio, affinché il figlio fosse sbarrato nel tempio. Così Pausania disonorò la grande gloria di guerra con una morte vergognosa: dopo che fu tirato fuori dal tempio morente, per l'ardore del sole, consumato dalla fame e dalla sete, morì immediatamente.
Versione tratta da: Cornelio Nepote