Vespasianus huic successit, factus apud Palaestinam imperator, princeps obscure quidem natus, sed optimis conparandus, privata vita inlustris. Offensarum et inimicitiarum inmemor fuit, convicia a causidicis et philosophis in se dicta leviter tulit, diligens tamen coercitor disciplinae militaris. Hic cum filio Tito de Hierosolymis triumphavit. Per haec cum senatui, populo, postremo cunctis amabilis ac iucundus esset, profluvio ventris extinctus est in villa propria circa Sabinos, annum agens aetatis sexagesimum nonum, imperii nonum et diem septimum, atque inter Divos relatus est. Huic Titus filius successit.

Vespasiano ebbe un carattere estremamente indulgente, al punto da punire difficilmente con una pena più grave dell'esilio anche coloro che si erano macchiati di delitti di lesa maestà nei confronti della sua persona. Non diede molto peso ad offese ed inimicizie, sopportò con indulgenza le frecciate e le accuse scagliategli contro da avvocati e filosofi, mentre invece fu un inflessibile custode della disciplina militare. Egli insieme col figlio Tito portò vittoriosamente a termine la guerra contro gli Ebrei. Dopo essere riuscito, grazie a tali qualità, ad entrare nelle grazie del senato, del popolo, e insomma di chiunque, morì a 69 anni compiuti nella sua villa nei dintorni della Sabina per un'emorragia allo stomaco - dopo 9 anni e 7 giorni d'impero - e ascese tra gli dèi. Amò così tanto i figli, che - sebbene gli ordissero contro molte congiure egli, pur avendole scoperte, fece conto di nulla ingenti dissimulatione, (tanto che) in senato avrebbe dettato (questa condizione): che o i figli - o nessun (altro) - avrebbero preso il suo posto sul regno.