Quidquid optimum homini est, id extra humanam potentiam iacet, nec dari nec eripi potest. Mundus hic et animus contemplator admiratorque mundi cui interest...
Qualunque cosa ottima ha l'uomo, questa giace oltre l'umana potenza, non può essere donata né sottratta. Questo mondo e l'animo contemplatore e ammiratore del mondo a cui appartiene, ci appartengono e sono destinati a rimanere con noi per sempre e tanto più a lungo. Pertanto dobbiamo essere alacri e nobili in qualsiasi posto del mondo ci troviamo: nessun esilio si può trovare nel mondo: niente infatti, che è nel mondo, può essere estraneo all'uomo. Quindi, per tutto il tempo che il mio sguardo non sia trascinato via da quello spettacolo di cui è insaziabile, per tutto il tempo che mi sia lecito osservare il sole e la luna, per tutto il tempo che mi sia lecito scrutare il loro sorgere e tramontare e i loro intervalli, per tutto il tempo che mi sia lecito osservare durante la notte le tante stelle che brillano e le altre immobili, che m'importa che cosa calpesto? Quanto piccolo è infatti ciò che è necessario in tutela dell'uomo? E potrebbe venire meno ciò a chi possiede la virtù? I desideri del corpo sono esigui: desidera allontanare il freddo, saziare subito la fame con gli alimenti. Non è necessario ricercare ogni cosa profonda né saziare il ventre in virtù della strage degli animali né estrarre le conchiglie da una spiaggia sconosciuta del mare più lontano. Se qualcuno disprezzasse queste cose, come potrebbe danneggiarlo la povertà? Se qualcuno le desidera, a lui la povertà potrebbe anche giovare ed infatti viene guarito inconsapevolmente.
(By Maria D. )
Versione tratta da Seneca