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Fit obviam Clodio ante fundum eius, hora fere undecima aut non multo secus. Statim complures cum telis in hunc faciunt de loco superiore impetum; adversi raedarium occidunt. Cum autem hic de raeda, reiecta paenula, desiluisset seque acri animo defenderet, illi qui erant cum Clodio, gladiis eductis, partim recurrere ad raedam ut a tergo Milonem adorirentur, partim, quod hunc iam interfectum putarent, caedere incipiunt eius servos qui post erant; ex quibus qui animo fideli in dominum fuerunt, partim occisi sunt, partim, cum ad raedam pugnari viderent, domino succurrere prohiberentur, et Milonem occisum putarent, fecerunt id servi Milonis, nec imperante nec sciente nec praesente domino.
Milone si imbatte in Clodio davanti al suo podere, circa all'undicesima ora (cinque del pomeriggio) o non molto diversamente. Subito parecchi uomini lo assalgono (letteralm. fanno impeto contro di lui) con frecce da un luogo piu` alto; attaccando di fronte uccidono il vetturino. Dopo che questo, gettato indietro il mantello, fu saltato giu` dalla carrozza e mentre si difendeva con animo risoluto, quelli che erano con Clodio, estratte le spade, una parte iniziano a ritornare alla carrozza per assalire Milone alle spalle, una parte, poiche` reputavano questo gia` ucciso, iniziano a uccidere i suoi servi che erano dietro; di quelli, coloro che furono di animo fedele al signore, una parte furono uccisi, una parte, vedendo che si stava combattendo presso la carrozza, essendo impediti a venire in aiuto del signore, e ritenendo che Milone fosse stato ucciso, i servi di Milone fecero cio`, ne` comandandolo il signore, ne` conoscendolo, ne` essendo egli presente.
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Satis constat, Troia capta, in ceteros Troianos saevitum esse, duobus, Aeneae Antenorique - et vetusti iure hospitii et quia pacis reddendaeque Helenae semper auctores fuerant - omnes ius belli Achivos abstinuisse; casibus deinde variis Antenorem cum multitudine Enetum, qui seditione ex Paphlagonia pulsi et sedes et ducem rege Pylaemene ad Troiam amisso quaerebant, venisse in intimum maris Hadriatici sinum Eugeneisque qui inter mare Alpesque incolebant pulsis Enetos Troianosque eas tenuisse terras. Et in quem primo egressi sunt locum Troia vocatur pagoque inde Troiano nomen est: gens universa Veneti appellati sunt
Traduzione n. 1
Risulta abbastanza evidente che, caduta Troia, ci si accanì contro i restanti troiani e che gli Achei trattennero dal diritto di guerra due, Enea e Antenore, sia per l antica legge dell ospitalità, sia perché erano stati sempre sostenitori della pace e di restituire Elena; poi per varie circostamze Antenore e un gran nunero di Eneti, che banditi dalla Patagonia per una sommossa, avendo perso il re Filemone a Troiq, cercavano sia una sede sia un condottiero, giunsero nella profondità del golfo del mar Adriatico e sconfitti gli Euganei che abitavano tra il mare e le Alpi, gli Eneti e i Troiani si impossessarono di quelle terre. E il primo luogo nel quale sbarcarono è chiamato Troia e da li il nome Troiano al villaggio : tutte le genti furono chiamati Veneti.
traduzione n. 2
Risulta abbastanza evidente che, una volta presa Troia, gli Achei si fossero accaniti contro i restanti Troiani, solo su due, Enea e Antenore, per l'antica legge di ospitalità sia perché erano sempre stati fautori di pace e del ritorno di Elena, si sono astenuti dall'adoperare ogni diritto di guerra; in seguito a vari avvenimenti Antenore, con un esercito, il quale essendo stato cacciato dalla Paflagonia per una rivolta andava in cerca sia di una dimora sia ddi un comandante avendo perso il re Filomeno presso Troia, giunse in un golfo del mare Adriatico, essendo stati cacciati gli Eugenei, i quali abitavano tra il mare e le Alpi occuparono queste terre con i Troiani. E nel primo luogo in cui sbarcarono lo chiamarono Troia e da lì deriva il nome Troiano per il villaggio: l'intero popolo fu denominato veneti (l'intera popolazione assunse la denominazione di veneti)
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Inizio: Quoniam ad hunc locum perventum est, non alienum esse videtur de... fine: ...ma totius Galliae; namque omnes civitates divisae sunt in duas partes
A questo punto della narrazione, non ci sembra fuori luogo esporre i costumi della gallia e della Germania, e in cosa differiscono tra di loro le due nazioni. In gallia, non solo tutti i popoli, le tribù e i gruppi, ma addirittura quasi tutte le famiglie sono divise in fazioni e a capo di esse sta chi secondo l'opinione dei Galli, è considerato più autorevole, ed egli è arbitro e giudice in tutti gli affari e le deliberazioni. A quanto pare, sembra che sia stato stabilito ciò fin dai tempi antichi, al fine di garantire alla gente del popolo sostegno contro i più potenti. Infatti, il capo di ogni fazione non permette che la sua gente subisca violenze o raggiri. In caso contrario, tra i suoi perde ogni autorità. Lo stesso sistema regola ogni aspetto della vita in Gallia, tant'è vero che tutti i popoli sono divisi in due fazioni.
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Prima frase: Opere instituto fit equestre proelium in ea planitie, quam intermissam collibus tria milia passuum in longitudinem patere supra demonstravimus. Ultima frase: Multis interfectis, compluribus equis captis Germani sese recipiunt.
Traduzione. Libro "In pratica e in teoria. Versioni per il triennio".
Allestita la fortificazione, avvenne una battaglia di cavalleria in quella pianura, che interposta tra i colli abbiamo detto sopra estendersi per tremila passi in lunghezza. Si combatte con molta violenza da parte di entrambi. Poiché i nostri sono in difficoltà, Cesare manda i Germani in soccorso e colloca le legioni a difesa dell'accampamento, affinché non sia possibile improvvisamente una irruzione dalla fanteria dei nemci. Aggiunto il presidio delle legioni, l'animo dei nostri è risollevato; i nemici, voltisi in fuga, si intralciano per il loro stesso gran numero e si comprimono alle porte rimaste più strette. I Germani li inseguono più accanitamente fino alle fortificazioni. è fatta una grande strage. Alcuni, abbandonati i cavalli, tentano di attraversare il fossato e di superare un muro a secco. Cesare ordina alle legioni che aveva collocato davanti al muro di avanzare un poco. Quelli all'interno delle fortificazioni non erano meno terrorizzati. I Galli, pensando che venissero contro di loro improvvisamente, chiamano alle armi; alcuni, spaventati, irrompono nella città fortificata. Vercingetorige ordina di chiudere le porte, affinché non lascino sguarnito l'accampamento. Uccisi molti, catturati numerosi cavalli, i Germani si ritirano.
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Moribus antiquis res stat romana virisque, quem quidem ille versum, vel brevitate vel veritate tamquam ex oraculo mihi quodam esse effatus videtur. nam neque viri, nisi ita marata civitas fuisset, neque mores, nisi hi viri praefuissent, aut fundare aut tam diu tenere potuissent tantam et tam fuse lateque imperantem rem publicam. itaque ante nostram memoriam et mos ipse patrius praestantes viros adhibebat, et veterem morem ac maiorum instituta retinebant excellentes viri. nostra vero aetas cum rem publicam sicut picturam accepisset egregiam, sed iam evanescentem vetustate, non modo eam coloribus isdem, quibus fuerat, renovare neglexit, sed ne id quidem curavitr, ut formam saltem eius et extrema tamquam liniamenta servaret. quid enim manet ex antiquis moribus, quibus ille dixit rem stare romanam?
Uomini e virtù antiche salvano Roma". Questo verso, nella sua brevità e verità, sembra essere stato pronunciato da un oracolo poichè, se la città non avesse serbato i costumi che ha serbato, non avrebbe gli uomini che ha, e la città non avrebbe serbato i costumi che ha senza gli uomini che la governano e non sarebbe stato possibile fondare e conservare così a lungo un così grande e vasto impero. Così, prima della nostra età, il costume tradizionale educava uomini eccellenti e gli uomini eccellenti tramandavano il costume e gli istituti dei maggiori. Ma la nostra età, avendo ricevuto uno Stato perfetto come un quadro ma già un pò scolorito dalla vecchiaia, non solo non si curò affatto di rinfrescare i colori ma non pensò neppure a conservare almeno il disegno e le linee principali dell'opera. Che cosa rimane dunque di quegli antichi costumi su cui, secondo Ennio, era fondata la potenza di Roma?.
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