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Intra exiguum paucissimorum dierum tempus poterit quilibet facere illud quod Cineas fecit, qui, missus a Pyrrho legatus ad Romanos, postero die et senatum et ...
Nel breve giro di pochi giorni chiunque può riuscire a imitare Cinea che, inviato da Pirro come ambasciatore presso i Romani, il giorno dopo salutò per nome, lui nuovo alla città, i senatori e ogni componente della plebe urbana che circondava il Senato; o quel tale che fece colui che disse fosse suo un nuovo carme recitato da un poeta, e subito lo recitò a memoria mentre il vero autore non vi riusciva; o quello che fece Ortensio che, sfidato da Sisenna, trascorse tutta una giornata a un'asta e alla fine elencò sia oggetti, che prezzi, che acquirenti nel loro ordine, sotto il controllo degli addetti, senza sbagliarne uno.
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Solon, cum ex amicis quandam graviter maerentem videret, in arcem perduxit incitavitque ut per omnes subiectorum aedificiorum partes osessos circumduceret. Quod ut factum esse animadverit, "Cogita nunc tecum" inquit "quam multi luctus sub his tectis et olim fuerint et hodieque maneant et futuris saeculis sint habitaturi ac mitte mortalium incommoda tamquam propria deflere". Qua consolatione demonstravit urbes esse humanarum cladium consaepta miserabila
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Histrio in terra Graecia fuit fama celebri, qui gestus et vocis claritudine et venustate ceteris antistabat: nomen fuisse aiunt Polum, tragoedias poetarum nobilium scite atque asseverate actitavit. Is Polus unice amatum filium morte amisit. Eum luctum quoniam satis visus est eluxisse, rediit ad quaestum artis. In eo tempore Athenis Electram Sophoclis acturus gestare urnam quasi cum Oresti ossibus debebat. Ita compositum fabulae argumentum est, ut veluti fratris reliquias ferens Electra comploret commisereaturque interitum eius existimatum. Igitur Polus lugubri habitu Electrae indutus ossa atque urnam e sepulcro tulit filii et quasi Oresti amplexus opplevit omnia non simulacris neque imitamentis, sed luctu atque lamentis veris et spirantibus. 8 Itaque cum agi fabula videretur, dolor actus est.
Vi fu in Grecia un attore famose che eccelleva sugli altri per la chiarezza della voce e l'eleganza del gesto; dicono che si chiamasse Polos e recitava le tragedie dei più famosi poeti con intelligenza e dignità. Egli perdette l'unico amato figlio. Dopo aver portato per un certo tempo il lutto, ritornò al lavoro di attore. In quell'occasione egli doveva recitare ad Atene l'Elettra di Sofocle e portare un'urna che si supponeva contenesse le ceneri di Oreste. La scena richiede che Elettra, quasi recasse le ceneri del fratello, pianga e commiseri la presunta morte di lui. Polos, rivestito degli abiti lugubri di Elettra, tolse le ceneri e l'urna del sepolcro del figlio e, tenendole strette, come se fossero quelle di Oreste, riempì la scena non con una simulata imitazione, ma con dei veri lamenti, sgorganti dal suo cuore. Così mentre egli sembrava recitasse una tragedia, dava sfogo al proprio dolore.
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Inizio: Cum M. Naevius tribunus plebis accusaret eum (Scipionem) ad populum...e fine: scipionem in capitolium comitata atque inde ad aedes eius cum laetitia et gratulatione solemni prosecuta est.
Avendo il tribuno accusato e diffamato - davanti al popolo - il tribuno della plebe M. Nevio d'aver ricevuto dal re Antioco del denaro, al fine di favorire la pace col popolo romano a condizioni non troppo gravose, Scipione l'Africano - dopo aver esordito con le poche parole che il decoro e la gloria della propria vita imponevano, disse: "O Quiriti, faccio presente che oggi ricorre il giorno in cui sconfissi, con grande battaglia sul cartaginese Annibale, acerrimo nemico del vostro impero, assicurandovi pace ed un successo memorabili in terra d'Africa. E allora, non mostriamoci (congiuntivo esortativo) ingrati nei confronti degli dèi e, com'è ragionevole, lasciamo perdere questo buono a nulla, e andiamo subito a render grazie a Giove Ottimo Massimo. Ciò detto, s'incamminò alla volta del Campidoglio. Al che, l'intera assemblea, piantato in asso il tribuno, accompagnò Scipione in Campidoglio, e di poi, a casa sua, in un clima di gioia e solenne gratitudine.
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Si corporis gravioribus morbis vitae iucunditas impeditur, quanto magis animi morbis impediri necesse est! Animi morbi sunt cupiditates et immanes divitiarum, gloriae, dominationis, libidinasorum etiam voluptatum: Accedunt aegritudines, molestiae, maerores, qui exedunt animos hominum. Accedit etiam mors, quae, quasi saxum Tantalo, semper impendet, tum superstitio, qua qui est imbutus quietus esse numquam potest. Praeterea homines bona praeterita non meminerunt, praesentibus non fruuntur, futura modo exspectant, quae quia certa esse non possunt, conficiuntur et angore et metu maximeque cruciantur, cum sero sentiunt se frustra aut pecuniae studuisse, aut opibus, aut gloriae.
versione dal libro il nuovo tradurre latino
Se la felicità della vita è impedita da troppo gravi malattie del corpo, quanto più è necessario che sia impedita dalle malattie dell'animo. Sono malattie dell'animo i desideri, smisurati e vani di ricchezze, di gloria, di potere, nonché di piaceri smodati. Si aggiungono le malattie, le molestie, i tormenti, che sfibrano gli animi degli uomini. S'aggiunge anche la morte, la quale, come un sasso su Tantalo incombe sempre, e la superstizione, chi è impregnato della quale non può mai vivere tranquillo. Inoltre, non ricordano i beni trascorsi, non godono dei (beni) attuali, attendono solo quelli futuri e dato che non possono essere certi essi si abbattono per l'ansia ed il terrore, e si tormentano al massimo grado, quando tardi si rendono conto d'aver invano aspirato al denaro, o alle ricchezze, o alla gloria.
versione dal libro il nuovo tradurre latino
Sono malattie dell'animo i desideri, smisurati e vani , di ricchezze, di gloria, di potere, nonché di piaceri smodati . Si aggiungono le malattie, le molestie, i tormenti, che sfibrano l'animo umano . S'aggiunge finanche la morte, la quale - come il sasso su(lla testa di) Tantalo - sempre incombe, e la superstizione, chi è impregnato della quale non riesce mai a vivere tranquillo. Inoltre, non ricordano i beni trascorsi, non godono dei (beni) attuali, si limitano ad attendere quelli futuri e - dato che (questi ultimi) non possono essere certi - essi si abbattono per l'ansia ed il terrore, e si tormentano al massimo grado, quando tardi si rendono conto d'aver invano aspirato al denaro, o alle ricchezze, o alla gloria.