Cotidie praeter oculos nostros transeunt hominum notorum ignotorumque funera; nos tamen aliud agimus, et subitum id putamus esse quod nobis tota vita denuntiatur futurum esse. Non est itaque ista fatorum iniquitas, sed mentis humanae pravitas insatiabilis rerum omnium: quae indignatur inde se extire quo admissa est precario. Quanto ille iustior, qui, nuntiata filii morte, dignam magno viro vocem emisit: " ego cum genui, tum moriturum scivi". Non accepit tamquam novum nuntium filii mortem. Quid est enim novi hominem mori, cuius tota vita nihil aliud quam ad mortem iter est? Alium alio tempore fata comprehendent; neminem praeteribunt. In procinctu stet animus et id quod necesse est numquam timeat.

Ogni giorno passano sotto i nostri occhi funerali di uomini noti ed ignoti. Noi, tuttavia facciamo altro, e riteniamo che immediatamente avvenga quello che per tutta la vita ci viene predetto che accadrà. Quindi questa non è ingiustizia del fato, ma una perversione dell’umana mente insaziabile di ogni cosa: che si sdegna di uscire da lì dove è stata accolta in modo precario. Quanto è più giusto colui che, essendogli stata annunziata la morte del figlio, pronunziò una frase degna di un grand'uomo "Quando lo generai, allora sapevo che sarebbe morto" Non ricevette come insolita notizia la morte del figlio. Che c’è infatti di nuovo nella morte dell'uomo, la cui vita intera altro non è se non un viaggio verso la morte? L’ora fatale afferrerà uno in un momento, uno in un altro; ma non si scorderà di nessuno. L'animo sia pronto e mai tema quel che è inevitabile.