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Costumi dei Germani versione latinoCesare
LIBRO: Discipulus Antologia
germani multum ab hac consuetudine differunt. ...
... magna corporis parte nuda.
I Germani differiscono molto da questo modo di vivere. Infatti, non hanno druidi che si preoccupano delle cose divine, né si occupano dei sacrifici. Considerano, nel numero degli dei, solo quelli che vedono e dall’intervento dei quali, sono chiaramente aiutati, (tra questi) il Sole, il dio del Fuoco e la Luna, tutti gli altri(dei)non li hanno conosciuti neppure per sentito dire. Tutta la vita si basa sulle cacce e le attività belliche: fin da bambini si dedicano alla fatica e al disagio. Coloro che sono rimasti vergini più a lungo possibile, hanno un grandissimo apprezzamento dai propri familiari: infatti ritengono che ciò(la verginità) aumenti la statura, accresca le forze e rinsaldi i muscoli. E inoltre/in verità considerano tra le cose più vergognose aver avuto conoscenza con una donna prima dei vent'anni. E di questo argomento non vi è alcuna segretezza, in quanto/poichè si lavano in mondo promiscuo nei fiumi, e si servono di pelli o di piccoli abitini di pellicce lasciando nuda una gran parte del corpo.
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Atheniensem non effugit quam grave periculum esset. Miserunt igitur legatum Lacedaemonibus eosque rogaverunt, ut contra Persas auxilia ferrent. Hi responderunt se pigere calamitatis Atheniensium; nam secundum leges suorum maiorum, ante lunam plenam Lacedaemones ad bellum proficisci non posse. Athenienses tamen animis non defecerunt: ex suorum civum numero decem duces atque ex iis Miltiadem elegerunt, qui paulo ante Chersoneso redierat. Ceteri Graeci animo defecerant, sed Athenienses suas copias in campum Marathonium deduxerant hostesque mirabili pugna profligaverunt.
Agli ateniesi non sfuggi in quale pericolo fossero stati. Inviarono dungue un legato agli spartani e a lui domandarono di portare aiuti contro i persiani. A lui risposero che si rammaricavano delle calamità ateniesi, (ma che)infatti secondo le leggi dei loro avi, prima della luna piena gli spartani non potevano iniziare una guerra. Gli ateniesi tuttavia non si persero d'animo ed elessero fra i loro cittadini 10 comandante e tra questi Milziade che era tornato da poco dal Chersoneso. Gli altri greci si erano persi d'anima, ma gli atenesi avevano condotto le loro milizie nel campo maratonese e con una straordinaria battaglia sbaragliarono i nemici.
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Fundos omnium aequaliter inter omnes divisit, ut aequata patrimonia neminem potentiorem altero redderent. Conviva agere omnes publice iussit, ne cuius divitiae in occulto essent. Iuvenibus non amplius una veste toto anno permisit, nec quemquam cultiorem vestem quam alterum induere iussit, ne imitatio in luxuriam verteretur. Pueros non in forum, sed in agrum deduci iussit, ut primos annos non in luxuria, sed in opere et in laboribus agerent. Virgines sine dote nubere iussitut uxores eligerentur, non patrimonia, severisque matrimonia sua viri coerceren, cum nullis frenis dotis tenerunt, Maximum honorem non divitibus et potentibus, sed senibus tribut, nec usquam senectus honoratior fuit quam in Lacedamemoniorum urbe. Dein ut aeternitatem legibus suis daret, iure iurando obligat civitatem nihil eos de eius legibus mutaturos esse, priusquam reverteretur, et simulat se ad oraculum Delphicum proficisci, consulturum quid addendum mutandumque legibus videretur. Proficiscitur autem Cretam ibique perpetuum exilium egit
(Licurgo) Separò i fondi di tutti ugualmente fra tutti. Comandò a tutti i senatori di banchettare pubblicamente, affinché non fossero nascoste le ricchezze di nessuno. Permise ai giovani non più di un solo vestito per tutto l'anno e ordinò che nessuno indossasse una veste più elegante di un altro. Ordinò che i poveri fossero condotti non nella piazza, ma nel campo, affinché trascorressero i primi anni non nel lusso, ma nelle opere e nel lavoro. Ordinò che le vergini si sposassero senze dote. affinché le mogli fossero scelte non per il patrimonio, e per la severità del suo uomo frenassero i matrimoni, perché non fossero trattenute dalla dote da nessun freno, attribuì il massimo potere non ai ricchi e ai potenti, ma agli anziani, e la vecchiaia fu onorata maggiormente nella città di Sparta che in ogni altro luogo. In seguito affinché desse (per dare) alle proprie leggi l'immortalità, obbligò la città con un giuramento che i cittadini non avrebbero mutato alcuna di quelle leggi, prima che egli fosse ritornato e finse di andare dall'oracolo di Delfo, per esaminare che cosa sembrava si dovesse aggiungere e mutare delle leggi. Andò invece a Creta e ivi trascorse un esilio perpetuo
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Nullo ergo tempore non feceras aliquid, quia ipsum tempus tu feceras. Et nulla tempora tibi coaeterna sunt, quia tu permanes; at illa si permanerent, non essent tempora. Quid est enim tempus? Quis hoc facile breuiterque explicauerit? Quis hoc ad uerbum de illo proferendum uel cogitatione comprehenderit? Quid autem familiarius et notius in loquendo commemoramus quam tempus? Et intellegimus utique, cum id loquimur, intellegimus etiam, cum alio loquente id audimus. Quid est ergo tempus? Si nemo ex me quaerat, scio; si quaerenti explicare uelim, nescio: fidenter tamen dico scire me, quod, si nihil praeteriret, non esset praeteritum tempus, et si nihil adueniret, non esset futurum tempus, et si nihil esset, non esset praesens tempus. Duo ergo illa tempora, praeteritum et futurum, quo modo sunt, quando et praeteritum iam non est et futurum nondum est? Praesens autem si semper esset praesens nec in praeteritum transiret, non iam esset tempus, sed aeternitas. Si ergo praesens, ut tempus sit, ideo fit, quia in praeteritum transit, quomodo et hoc esse dicimus, cui causa, ut sit, illa est, quia non erit, ut scilicet non uere dicamus tempus esse, nisi quia tendit non esse?
Mai dunque, in nessun tempo, tu sei rimasto senza fare nulla, perché il tempo stesso sei tu che l'hai fatto. E non c'è periodo di tempo che possa dirsi a te coevo, perché tu permani: ma un tempo permanente non sarebbe tempo. Già, che cos'è il tempo? Chi ce ne darà una definizione breve e facile? Chi riuscirà ad afferrarne almeno col pensiero tanto da poterne parlare? Eppure, che cosa c'è che noi, quando parliamo, diamo per tanto scontato e familiare quanto il tempo? E senza dubbio capiamo quello che diciamo, capiamo anche quando ne sentiamo parlare da un altro. Che cos'è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più. E tuttavia io affermo tranquillamente di sapere che se nulla passasse non ci sarebbe un passato, e se nulla avvenisse non ci sarebbe un avvenire, e se nulla esistesse non ci sarebbe un presente. Ma allora in che senso esistono due di questi tempi, il passato e il futuro, se il passato non è più e il futuro non è ancora? Quanto al presente, se fosse sempre presente e non trascorresse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per far parte del tempo, in tanto esiste in quanto trascorre nel passato, in che senso diciamo che esiste anch'esso? Se appunto la sua sola ragion d'essere è che non esisterà: in fondo è vero, come noi affermiamo, che il tempo c'è solo in quanto tende a non essere.
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Iudaei, cum Paulum in templo vidissent, omnem populum concitaverunt et iniecerunt ei manus, clamantes. Dum trahunt Paulum extra tempum, accurrit tribunus Romanorum cum militum manipulo, qui catenis duabus Paulum adligavit, interrrogans eum quis esset et quid fecisset. Cum nihil cognoscere posset prae tumultu, in castra eum duxit et fiagellis eum cecidit. Tum Paulus: "Hominem Romanum et indemnatum quomodo potes flagellare?". Cum hoc audivisset, tribunus, accedens as Paulum, ei dixit: "Tune civis Romanus es?" Et ille dixit: "CIvis Romanus sum!". Protinus tribunus discessit et eum illico liberavit.
I Giudei avendo visto Paolo nel tempio istigarono tutto il popolo contro di lui chiedendo la forza (la sua morte). Poi trascinarono Paolo fuori dal tempio. Arrivò un tribuno dei romani con un gruppo di soldati che legarono Paolo con doppie catene, mentre lo interrogavano (su) chi fosse e cosa facesse. Non potendo sentire (conoscere) nulla a causa del clamore ordinò (di portarlo) nell’accampamento e lo percosse con colpi di frusta. Allora Paolo (disse): “Puoi (sei autorizzato) a frustare in questo modo un cittadino romano non condannato?” Quando il tribuno udì ciò, avvicinandosi a Paolo gli disse: “Tu sei un cittadino romano?” ed egli disse: “(si) Sono un cittadino romano”: Immediatamente il tribuno abbandonò (la frusta) e subito lo liberò.
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