Octavius, qui postea Caesar Octavianus appellatus est, puerulus quattuor annorum, cum patrem amisisset, ab avuncolo adoptatus est. Cum belli aartem discere cuperet, avunculum, qui in Hispaniam profecturus erat, comitatus est; postea Apolloniam, Illiriae urbem tuum liberalibus studiis florentissimam, se contulit, ut ibi optimas artes disceret. Avunculi morte audita, Romam rediit et, veteranorum exercitu collectu, auxilium tulit Decimo Bruto, qui ab Antonio Mutinae obsidebatur. Cum in hanc urbem intrare non posset quia ab hostibus intercludebatur. rutum autem de suo adventu et de omnibus rebus, quas facturus erat, certiorem facere vellet, ei primo epistulas in levibus laminas inscriptas immisit, quas fluminis undis, quod per urbem intra moenia praeterfluebat. Postea aliud consilium securius secutus est. Quo celerius epistulae ad Brutum perferrentur, eas ad colla columbarum, quas diu in caveis inclusas ac sine cibo tenuerat, alligabat. Simul ac colombae, lucis cibique avidae, e caveis emittebantur, Mutinam petebant, ubi a Bruti militibus, qui ad id grana frumenti in quarundam domorum tectis posuerant, sine ulla difficultate capiebantu

Ottavio, che vemme chiamato in seguito Cesare Ottaviano (quando era ancora un) fanciulletto di quattro anni, avendo perso il padre, fu adottato dal prozio (Cesare). Desiderando imparare l'arte della guerra, seguì il prozio, che stava per partire per la Spagna; dopo si recò ad Apollonia, città dell'Illiria allora fiorentissima per gli studi liberali, per imparare lì le massime arti. Venuto a conoscenza della morte dello zio, ritornò a Roma e, preparato un esercito di veterani andò in aiuto di Decimo Bruto, il quale era assediato a Mutina da Antonio. Non riuscendo ad irrompere in questa città poiché era circondata dai nemici, volendo informare Bruto del suo arrivo e di tutto ciò che avrebbe fatto, gli inviò prima una lettera scritta su lamine leggere, che affidò alle acque del fiume, che attraversava la città penetrando attraverso le mura. In un secondo momento seguì un altro espediente più sicuro. Affinché le missive giungessero più velocemente a Bruto, la legava al collo di colombe che aveva tenuto a lungo in gabbia senza cibo. Non appena le colombe, desiderose di luce e di cibo, venivano liberate dalle gabbie, si fiondavano a Mutina, dove cadevano senza difficoltà alcuna preda dei soldati di Bruto, i quali, per quello scopo, avevano cosparso chicchi di grano sui tetti di alcune case.