Post haec Antigonus bellum Spartanis infert, qui soli Philippi Alexandrique bellis et imperium Macedonum ...
Dopo questo, dichiara guerra agli Spartani, i soli che, durante le guerre di Filippo ed Alessandro, avevano disdegnato sia l'impero macedone che la sua potenza bellica riconosciuta temibile da tutti. Tra queste due illustri nazioni ci fu una guerra con grande dispiegamento di forze da entrambe le parti, combattendo questi (Macedoni) per l'antica gloria dei Macedoni, quelli (Spartani) non solo per la libertà mai violata, ma anche per la loro salvezza. Gli Spartani furono sconfitti; e non soltanto essi, ma anche le mogli e i figli sopportarono la con grande coraggio la loro sorte. Infatti nessuno risparmiò la sua vita durante il combattimento, nessuna moglie pianse per il coniuge morto, i vecchi si vantavano della morte dei figli, i figli si rallegravano per i padri uccisi in battaglia, tutti si rattristavano che non fosse il loro turno di morire in combattimento per la libertà della patria. Aperta ogni casa, si accoglievano tutti i feriti, si curavano le ferite, si risollevava lo spirito agli uomini spossati; nel frattempo nella città non c'era alcun disordine, nessun timore, e tutti piangevano più sulle sventure pubbliche che su quelle private. Frattanto il re Cleomene, dopo aver ucciso molti nemici, arrivò con tutto il corpo coperto del suo sangue come del loro, ed entrato in città non si riposò, non chiese né da mangiare né da bere, e inoltre non si liberò del peso delle armi, ma appoggiandosi ad una muro, avendo constatato che dalla battaglia erano sopravvissuti solo mille uomini, li esortò a preservarsi per i tempi più favorevoli della repubblica; allora, con la moglie ed i figli, partì alla volta dell'Egitto alla corte di Tolomeo, dal quale fu accolto con tutti gli onori e visse a lungo con la più alta considerazione da parte del re.