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Il tiranno Ipparco
versione greco Diogene Laerzio traduzione libro scholè
Ιππαρχος, ό Πεισιστράτου παις. πρεσβύτατος ών των Πεισιστράτου, και σοφώτατος ήν Αθηναίων. Ούτος τά Όμηρου επη πρώτος έκόμισεν εις Αθήνας, καί ήνάγκασε τούς ραψωδούς τοις Πανάηναίοις αυτά ςίδειν. Και έπ Ανακρέοντα δέ τον Τήον πεντηκόντορον έπεμψεν, ϊνα αυτόν πορεύση ώς εαυτόν. Σιμωνί δην δέ τον Κεiον δια σπουδής άγων, άεί περί εαυτόν είχε, μεγάλοις δώροις αυτόν πείθων καί μισθοΐς. "Εργον δέ ήν άρα τούτω τώ Ίππάρχω ή περί τούς πεπαιδευμένους1 σπουδή· οΰδενί γαρ έφόνει της σοφίας, άτε ών καλός καί άγάός.
Il figlio di Pisistrato, Ipparco, poiché era il più vecchio tra coloro che erano intorno a Pisistrato, era anche il più saggio degli Ateniesi. Questi portò per primo i poemi di Omero ad Atene, e rese obbligatorio che i rapsodi li cantassero nelle Panatenaiche. Ed inviò presso Anacreonte di Teo una nave di 150 remi per trasportarla a lui. Portando Simonide di Ceo per merito, lo aveva sempre intorno a lui, persuadendolo con grandi doni e ricompense. Dunque lo stesso Ipparco intorno a coloro che erano colti aveva come obbligo la serietà: infatti nessuno era avido di saggezza, poiché era bello e giusto
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Il filosofo Menedemo versione greco Diogene Laerzio traduzione libro ellenisti pagina 269 numero 5
Μενέδημος Κωλώτου τοῦ Λαμψακηνοῦ μαθητής. οὗτος, καθά φησιν Ἱππόβοτος, εἰς τοσοῦτον τερατείας ἤλασεν ὥστε Ἐρινύος ἀναλαβὼν σχῆμα περιῄει, λέγων ἐπίσκοπος ἀφῖχθαι ἐξ ᾅδου τῶν ἁμαρτανομένων, ὅπως πάλιν κατιὼν ταῦτα ἀπαγγέλλοι τοῖς ἐκεῖ δαίμοσιν. ἦν δὲ αὐτῷ ἡ ἐσθὴς αὕτη· χιτὼν φαιὸς ποδήρης, περὶ αὐτῷ ζώνη φοινικῆ, πῖλος Ἀρκαδικὸς ἐπὶ τῆς κεφαλῆς ἔχων ἐνυφασμένα τὰ δώδεκα στοιχεῖα, ἐμβάται τραγικοί, πώγων ὑπερμεγέθης, ῥάβδος ἐν τῇ χειρὶ μειλίνη.
Menedemo fu alunno di Colete di Lampsaco. Secondo Ippoboto, fu un visionario così pieno di fede miracolistica che andava in giro vestito come un'Erinni e diceva di essere venuto dall'Ade a prendere conoscenza delle colpe che si commettevano, per poterle riferire, una volta tornato, agli dèi di laggiù. Andava vestito nel seguente modo: una tunica di colore lugubre, lunga fino ai piedi, stretta da una cintura di color rosso porpora, un cappello arcadico sulla testa, in cui erano intessuti i dodici segni dello zodiaco, coturni tragici, una barba lunghissima, una verga di frassino nella mano
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Processo e morte di Socrate
versione greco Diogene
Laerzio traduzione libro Ellenisti
Ό δ' ούν Σωκράτης κατεδικάσθη διακοσίαις όγδοήκοντα μια πλείοσι ψήφοις των άπολυουσών και τιμωμένων των δικαστών τί χρή παθεΐν αυτόν ή άποτϊσαι, πέντε και εϊκοσιν εφη δραχμάς άποτίσειν. Θορυβησάντων δέ τών δικαστών, «"Ενεκα μέν» είπε Σωκράτης «τών έμοί διαπεπραγμένων τιμώμαι την δίκην της εν πρυτανείω σιτήσεως». Και θάνατον αύτοΰ κατέγνωσαν, προσθέντες άλλας ψήφους όγδοήκοντα. Και Πλάτωνι γέγραπται ενόν αύτω άποδράναι της είρκτής μή έθελήσαν τοις τε κλαίουσιν αυτόν έπιπλήξαι και τούς καλλίστους λόγους εκείνους δεδεμένον διαθέσθαι. Μέλλοντί τε αύτω τό κώνειον πίεσθαι Απολλόδωρος ίμάτιον έδίδου καλόν, ϊν' εν έκείνω άποθάνη. Και ος «Τί δέ» έφη «τό έμόν ίμάτιον έμβιώναι μέν έπιτήδειον, έναποθανεΐν δέ ουχί; ». Οΰτως ούν έπιε τό κώνειον, πολλά καλά κάγαθά διαλεχθείς, ά Πλάτων εν τω Φαίδωνί φησιν.
Socrate dunque fu condannato con più di 281 voti tra i giudici che proscioglievano e quelli che condannavano cosa è necessario che egli subisse o pagasse, disse di pagare 25 dramme. Avendo i giudici disapprovato, Socrate disse “ io mi multo a causa delle imprese compiute del mantenimento a pubbliche spese nel Pritaneo”. E lo condannarono a morte, avendo aggiunto altri 80 voti. Ed è stato scritto da Platone che essendogli possibile fuggire di nascosto dalla prigione non volle che rimproverò a quelli che lo piangono essendo opportuno che fossero esposti quei bellissimi discorsi. Apollodoro a lui che stava per bere la cicuta diede un bel mantello, affinché morisse in quello. Ed egli disse “Cosa il mio mantello è utile a vivere, non a morirvi?” Così dunque beveva la cicuta, discorrendo molte cose belle e virtuose, che Platone dice nel Fedone.
Ulteriore proposta di traduzione by Geko
Dunque Socrate fu condannato con 281 voti di più di quelli che assolvevano: e quando i giudici valutavano che cosa egli dovesse subire o pagare, diceva che avrebbe pagato 25 dracme. Poiché i giudici non approvarono, Socrate disse: “A causa del mio operato mi condanno alla pena del mantenimento a spese pubbliche nel Pritaneo”. E lo condannarono a morte dopo aver aggiunto altri ottanta voti. Ed è stato scritto da Platone che, essendogli possibile scappare dalla prigione, non volle (farlo); e che rimproverò coloro che lo compiangevano e sostenne quei discorsi assai nobili pur essendo imprigionato. E a lui che si apprestava a bere la cicuta Apollodoro dava un bel mantello affinchè morisse in quello. Ed egli diceva: “Perché il mio mantello è adatto per viverci ma non (è adatto) per morirci?” Così dunque bevve la cicuta, dopo aver detto molte cose nobili e giuste che Platone riferisce nel Fedone.(by Geko).
Analisi (by Geko)
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Aneddoti su Anassagora versione greco Diogene Laerzio versione n. 137 pag 186 del libro Ellenion
Περὶ δὲ τῆς δίκης αὐτοῦ διάφορα λέγεται. Σωτίων μὲν γάρ φησιν ἐν τῇ Διαδοχῇ τῶν φιλοσόφων ὑπὸ Κλέωνος αὐτὸν ἀσεβείας κριθῆναι, διότι τὸν ἥλιον μύδρον ἔλεγε διάπυρον· ἀπολογησαμένου δὲ ὑπὲρ αὐτοῦ Περικλέους τοῦ μαθητοῦ, πέντε ταλάντοις ζημιωθῆναι καὶ φυγαδευθῆναι. Σάτυρος δ’ ἐν τοῖς Βίοις ὑπὸ Θουκυδίδου φησὶν εἰσαχθῆναι τὴν δίκην, ἀντιπολιτευομένου τῷ Περικλεῖ· καὶ οὐ μόνον ἀσεβείας ἀλλὰ καὶ μηδισμοῦ· καὶ ἀπόντα καταδικασθῆναι θανάτῳ. Ὅτε καὶ ἀμφοτέρων αὐτῷ προσαγγελέντων, τῆς τε καταδίκης καὶ τῆς τῶν παίδων τελευτῆς, εἰπεῖν περὶ μὲν τῆς καταδίκης, ὅτι ἄρα « Κἀκείνων κἀμοῦ πάλαι ἡ φύσις κατεψηφίσατο, » περὶ δὲ τῶν παίδων, ὅτι « Ἤδειν αὐτοὺς θνητοὺς γεννήσας. » Οἱ δ’ εἰς Σόλωνα τοῦτ’ ἀναφέρουσιν, ἄλλοι εἰς Ξενοφῶντα. Τοῦτον δὲ καὶ θάψαι ταῖς ἰδίαις χερσὶν αὐτοὺς Δημήτριός φησιν ὁ Φαληρεὺς ἐν τῷ Περὶ γήρως. Ἕρμιππος δ’ ἐν τοῖς Βίοις φησὶν ὅτι καθείρχθη ἐν τῷ δεσμωτηρίῳ τεθνηξόμενος. Περικλῆς δὲ παρελθὼν εἶπεν εἴ τι ἔχουσιν ἐγκαλεῖν αὑτῷ κατὰ τὸν βίον· οὐδὲν δὲ εἰπόντων, « Καὶ μὴν ἐγώ, » ἔφη, « τούτου μαθητής εἰμι· μὴ οὖν διαβολαῖς ἐπαρθέντες ἀποκτείνητε τὸν ἄνθρωπον, ἀλλ’ ἐμοὶ πεισθέντες
Si raccontano diverse versioni sul suo processo. Sozione nella Successione dei filosofi dice che fu accusato di empietà da Cleone, per la sua opinione che il sole è una massa di metallo rovente, che Pericle, suo discepolo, lo difese e che egli fu multato di cinque talenti e condannato all'esilio. Satiro nelle Vite dice che fu processato da Tucidide, antagonista della politica periclea, non solo sotto l'accusa di empietà, ma anche di medismo: fu condannato a morte, in contumacia. Quando gli fu annunciato che era stato condannato e che i suoi figli erano morti, intorno alla sua condanna disse: «Da tempo la natura ha condannato alla morte i miei giudici e me stesso»; intorno alla morte dei figli disse: "Sapevo di averli generati mortali". Secondo altri, questo detto è di Solone, secondo altri ancora, di Senofonte. Demetrio Falereo nella sua opera Della vecchiaia attesta che egli seppellì i figli con le proprie mani. Ermippo nelle Vite dice che fu rinchiuso in prigione, in attesa di essere giustiziato: allora Pericle si presentò al popolo e chiese se avessero qualcosa da rimproverargli nella sua vita, e poiché essi risposero negativamente, egli disse: "Ebbene, io sono discepolo di Anassagora; non cedete alle calunnie, non mandate a morte quest'uomo; datemi ascolto, rilasciatel". E fu rilasciato: ma non riuscì a sopportare l'insulto violento, e si uccise.
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Il filosofo Teofrasto Versione greco Diogene Laerzio traduzione dal libro phrasis numero 234 pagina 184
Θεοφραστος γεγονεν ανηρ συνετωτατος και φιλοπονωτατος κ αι διδασκαλος Μενανδρου του κωμικου. αλλως τε και ευρεγετικος και φιλολογος Κασσανδρος γουν αυτον απεδεχετο και Πτολεμαιος εμπεμφεν επ'αυτον τοσουτον δ'αδποδεχης ηξιουτο παῥΑτηναιοις ωστ'Αγνωδιδης τολμησας ασεβειας αυτον γραφασθαι μικρου και προσωφλεν. Απηντων τ'εις την διατριβην αυτου μαθηται προς δ ισχιλιους. Ουτος τα τ'αλλα και περι δεικτηριου τοιαυτα διειλεκεκται εν τη προς Φανιαν τον περιπαθτικον επιστολη. "ου γαρ οτι πανηγυριν αλλ'ουδε συνεδριον ραδιον οιον τις βουλεται λαβειν αι δ'αναγνωσεις ποιουσιν επανορθωσεις. το δ'αναβαλλεσθαι παντα και αμελειν ουκετι φερουσιν αι ηλικιαι"
divenne uomo intelligentissimo e amatissimo e maestro di Menandro il comico; inoltre benefattore e filologo. Cassandro però lo accolse e Tolomeo lo mandò a lui. Questo fu a tal punto degno approvazione presso gli ateniesi così che Agnonide osò accusarlo di scelleratezza per poco fu anche condannato. I discepoli davanti a 2000 si erano presentati al suo discorso. Questo spiegò tra le altre cose riguardo la demostratio nel messaggio al Fania peripatetico. “infatti ne perché l’assemblea solenne ne l’assemblea di adunanza voleva aver preso le letture. ” L’avanzare dell'età porta a trascurare alcune cose e considerare altre.